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uno strumento molto particolare

Conoscete Mario Tobino?
Non è un musicista. Più meno un compositore.
E uno scrittore.
Sa come raccontare una storia.
Ha scritto un romanzo: PER LE ANTICHE SCALE
Racconta delle cose che succedono dentro la cerchia delle mura, un vecchio castello trasformato in un istituto psichiatrico.
Sono storie su “i condomini” di un manicomio.
Parla il dottor Anselmo.
Uno di queste storie racconta di uno strumento molto particolare.
Una storia che ho voglia di raccontare.

lo strumento dalla voce umana

Un dopopranzo scendeva Anselmo le antiche scale quando da un lungo corridoio – che aveva sul fianco una fuga di porte – gli arrivò un suono umano, una musica, non di violino, né di pianoforte o chitarra, ma di uno strumento della musica moderna, del jazz, gli arrivò l’umana voce del sassofono, quello speciale clarinetto argentato a forma di molle snodo di serpente.
Si avvicinò cautamente a dove proveniva quel suono.

Seduto sull’unica sedia di una stanzetta, le pareti nude, un malato stava soffiando sullo strumento.
Aveva la barba, il volto magro, scarniti negli zigomi. Chissà perché si ricordò Anselmo quel personaggio di Stendhal, il poeta Ferrante Palla che fugge per gli intricati boschi.

Quell’uomo sparuto continuava a trarre suoni dallo strumento. Era come invitasse a un tu per tu, sciogliesse ogni sua confidenza, si confessasse, come dicesse: “Questa voce tesa, questo lungo acuto, è per far intendere l’ira che ebbi un giorno mentre ero innamorato di una mia ragazza bionda. Ed ora, con questa lenta modulazione, muovendo in piccolo onda il sassofono, mi chiedo se ero corrisposto. Adesso sto mimando la civetteria femminile, quanto affascinante.”

Aveva il Meschi, quel malato che soffiava nell’argentato sassofono, dei movimenti con la testa e il tronco che richiamavano i delfini quando si alzano bambinescamente dalle onde oppure veniva in mente un dolce poeta ebbro.
La barba era riccioluta con dei riflessi di rame. Le membra dovevano essere armoniosi, agili.

Quello però che davvero affascinava il dottore in ascolto, lo psichiatra Anselmo, era la lucidità della musica, un vero discorso, un eloquio proveniente dal senno e che per i più toccava il cuore; una musica che arrivava a spiegare le sfumature, il passaggio di sottili sentimenti, una bandiera di seta al sole, un damasco esposto al tramonto.

“Che stia spiegando il suo segreto? La storia della sua anima?” si domandò Anselmo. “Che ora stia aggiungendo, con piangente eloquenza: Perché, perché non mi capite?”

Non ho un esempio del sassofono nella mia collezione di musica.
Ma, un post senza musica non è un post …

… sapete, che possiamo fare?
Ho pensato al violoncello.

Qui c’è un pezzo a solo del violoncello.
Ascoltate una volta, solo una volta.
Non memorizzare.
Lasciatevi ispirare per sentire quel suono, che proviene da quella stanzetta nel manicomio, quella voce umana che non è umana … ma che è, più che altre voci, molto umana.

senti quella musica per violoncello solo

Perché, perché non mi capite?.

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